“Il vostro sguardo insolente dovrà chinarsi… Voi, bastardi tracotanti, l’alba che viene tutti squaglierà!” “Si squaglieranno solo i tuoi amanti in quell’alba che tutti i sogni smura, goffi fra tremiti e vene, spïanti lì per giocarti, per farci paura. So che lo sai…” “Non so nessuna cosa, puliscimi la tua slumacatura.” “Come sei altera e
Osceno e sacro l’amore delibera stessa sede per sé e per gli escrementi. Se non mi leghi io non sarò mai libera, né casta mai se tu non mi violenti. Ci dava la prigione del destino solo qualche ora d’aria per l’amore che per destino ha solo il suo declino. Si aspetta e si riaspetta
Adesso mi riaffiorano i ricordi: ricordi d’uomini, di primavere, di estati… Ahia! Tu non baci , mordi! … La prima mano per il mio sedere.
Nel luglio altero, lui tenero audace, sensualmente a me lanciava da là: prima di sera io ti scopo. Ah. Fra trafficar di sguardi dove pace, dove l’incompenetrabilità… dove il tempo in quest’ombra… Lui tace in un empio silenzio a farne fornace. Poi apri, m’intima, apri… più dentro già si spinge con suo tal colpo segreto.
Giura che mi terrai nuda e legata per una notte intera, a luci spente; che se mento sarò martirizzata a mezzogiorno, irrevocabilmente.
Terra alla terra, vieni su di me: voglio il tuo vomere nella mia terra, fiorire ancora traboccando e offrire il fiore a te, mio cielo in terra.
Vieni, entra e coglimi, saggiami provami… comprimimi discioglimi tormentami… infiammami programmami rinnovami. Accelera… rallenta… disorientami. Cuocimi bollimi addentami… covami. Poi fondimi e confondimi… spaventami… nuocimi, perdimi e trovami, giovami. Scovami… ardimi bruciami arroventami. Stringimi e allentami, calami e aumentami. Domami, sgominami poi sgomentami… dissociami divorami… comprovami. Legami annegami e infine annientami. Addormentami e ancora entra…
Le mie mani aprono la cortina del tuo essere ti vestono con altra nudità scoprono i corpi del tuo corpo le mie mani inventano un altro corpo al tuo corpo.
Nel giardino segreto, sotto l’albero, lentamente, molto lentamente, slegasti le mie trecce e dopo, impetuoso, perché io sentii freddo ed ostinata mi negavo, strappasti i miei vestiti. Con un cordiglio di lungo rampicante l’opaca organza che serviva da copriletto alla culla comune, esperto mi cingesti. Nella silenziosa ora, molto lontano dai genitori, con succo di
Fiori, frammenti del tuo corpo; a me reclamo la sua linfa. Stringo tra le mie labbra la lacerante verga del gladiolo. Cucirei limoni al tuo torso, le sue durissime punte nelle mie dita come alti capezzoli di ragazza. La mia lingua già conosce le più morbide strie del tuo orecchio ed è una conchiglia. Essa
Pazienza, piccolo Amore! Una donna dal petto pesante, calda come giugno entrerà un giorno e chiuderà la porta, per restare. E quando l’animo tuo, oppresso, avrebbe reclamato una fresca notte solitaria, il suo petto la notte coprirà pendente nella stanza tua come una coppia di gigli tigrati, che i loro petali oro-pallido schiudono con ferma
La nudità dei fiori è il loro odore carnale Che palpita e si eccita come un sesso femminile E i fiori senza profumo sono vestiti di pudore Essi prevedono che si vuol violare il loro odore La nudità del cielo è velata di ali Di uccelli che planano d’attesa inquieta d’amore e di fortuna La
Buondì Germaine Avete una bella sottoveste Una bella sottoveste di regina e di regina crudele Fatemi toccare la seta Una seta del Giappone Con un largo volant di merletto antico Questa campana di seta ove il doppio battacchio Delle gambe rintoccò a morto per i miei capricci Io la suono mia Germaine col seno palpitante
Ci fu spazio nella mia carne per te, per te solamente che volevi l’amplesso dei miei giorni; un lungo peregrinare segreto d’amore in amore di tempio in tempio. Una rosa mi tremava sul ciglio delle dita come se fosse carta di un veliero e finalmente mi rompesti le acque squisite della vita.
È tanto adorabile introdurmi nel suo letto, mentre la mia mano vagante riposa, trascurata, tra le sue gambe, e sguainando la colonna tersa – il suo cimiero rosso e sugoso avrà il sapore delle fragole, piccante – presenziare all’inaspettata espressione della sua anatomia che non sa usare, mostrargli l’arrossata incastonatura all’indeciso dito, somministrandogliela audacemente con
Divagare per il doppio corso delle tue gambe, percorrere l’ardente miele pulito, soffermarmi, e nel promiscuo bordo, dove l’enigma nasconde il suo portento, contenermi. Il dito esita, non si azzarda, la così fragile censura trapassando – aderito triangolo che l’elastico liscia – sapendo cosa lo aspetta. Comprovando, infine, il sesso degli angeli.
Che affascinante è la tua inesperienza. La tua mano rozza, fedele persecutrice di una grazia ardente che indovini nel viavai penoso dell’allegro avambraccio. Qualcuno cuce nel tuo sangue lustrini affinché attraversi le rotonde soglie del piacere e provi contemporaneamente sdegno e seduzione. In quel larvato gesto che rischi si scorga tua madre, inclinata nella grigia
Adoro il cazzo, me lo sento in testa, come un pensiero deliziosamente fisso. In effetti non so immaginare altro di più stimolante. Nonostante la mia devozione agli uccelli dei maschi, sono vergine, e per il momento non ho alcuna intenzione di prenderlo dentro. So che questo ai più può suonare come un contro senso, ma