racconti erotici passione

12 storie

Corpi impazienti

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Era stata una dura giornata di lavoro, una di quelle in cui niente sembra andare nel verso giusto. Ancora intenta a rimuginare in bagno, sperando che un buon sonno ristoratore avrebbe spazzato via le nubi dei miei pensieri, fui sorpresa di sentire le sue mani calorose infilarsi rapide dentro la mia canotta, per massaggiare delicatamente

Lasciami sciolte le mani

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Lasciami sciolte le mani e il cuore, lasciami libero! Lascia che le mie dita scorrano per le strade del tuo corpo. La passione – sangue, fuoco, baci – m’accende con vampate tremule. Ahi, tu non sai cosa significa questo! E’ la tempesta dei miei sensi che piega la selva sensibile dei miei nervi. È la

Canzone del maschio e della femmina

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Canzone del maschio e della femmina! Il frutto dei secoli che spreme il suo succo nelle nostre vene. La mia anima che si diffonde nella tua carne distesa per uscire migliorata da te, il cuore che si disperde stirandosi come una pantera, e la mia vita, sbriciolata, che si annoda a te come la luce

Sete di te m’incalza

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Sete di te m’incalza nelle notti affamate. Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita. Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa. Sete di metallo ardente, sete di radici avide. Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora. Sei

Biglietto a lily

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Mia piccola compatriota credo che verrete stasera a bussare alla mia porta e vedermi, oh la scandalosa bisboccia di baci grossi e piccoli secondo i miei grossi appetiti! Ma i vostri son poi così esili? Primo, bacerò le vostre labbra, tutte, come un caro piatto di mezzo, e i modi che impiegherò, come in tante

La sua sborra tutta per me

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Mi chiamo Clara, e lavoro ormai da quasi un anno con Massimo. E questa estate l’ho incontrato chissà per quale ragione nello stesso ed identico posto in cui abitualmente andavo in vacanza. In realtà era lì solo di passaggio, e sapendo delle mie vacanze piuttosto abitudinarie, mi venne a trovare, con mio grande piacere. Tra

Appuntamento

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Nella camera ancor fatale dell’ancor fatale casa dove la ragione e la morale stan più che a loro agio, sembra aspettare la venuta alla quale, misero, non crede di qualche presenza conosciuta e mormora a mezza voce: “Risuona la tua voce nella mia anima e ardono gli occhi nel mio cuore. Dice il mondo che

Giura che

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Giura che mi terrai nuda e legata per una notte intera, a luci spente; che se mento sarò martirizzata a mezzogiorno, irrevocabilmente.

Nel luglio altero, lui tenero audace

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Nel luglio altero, lui tenero audace, sensualmente a me lanciava da là: prima di sera io ti scopo. Ah. Fra trafficar di sguardi dove pace, dove l’incompenetrabilità… dove il tempo in quest’ombra… Lui tace in un empio silenzio a farne fornace. Poi apri, m’intima, apri… più dentro già si spinge con suo tal colpo segreto.

Vieni, entra e coglimi

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Vieni, entra e coglimi, saggiami provami… comprimimi discioglimi tormentami… infiammami programmami rinnovami. Accelera… rallenta… disorientami. Cuocimi bollimi addentami… covami. Poi fondimi e confondimi… spaventami… nuocimi, perdimi e trovami, giovami. Scovami… ardimi bruciami arroventami. Stringimi e allentami, calami e aumentami. Domami, sgominami poi sgomentami… dissociami divorami… comprovami. Legami annegami e infine annientami. Addormentami e ancora entra…

Tango nel letto

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Il tango. Due corpi stretti l’uno all’altro che si muovono insieme. Il ritmo denso, strascicato, potente, come i passi felpati di un gatto. Come il sesso.
Una serata di tango.
Lui, pelle dorata, capelli di seta, mani sottili.
Lei, gambe infinite, occhi di miele, odore di mandorle dolci.
Ballano. Tutta la sera.
Non si conoscono, ma danzano come incatenati, come

Noiosa eccitante cena con i parenti

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Nadia quella sera era annoiatissima. Le cene dai nonni, con tutta la famiglia riunita, duravano un’eternità. Seduta alla tavola imbandita all’inverosimile di ogni pietanza cucinata con cura da mamma, zie e nonne al completo, si rigirava le ciocche bionde sulle dita, come faceva sempre quando era svogliata. L’unico che le permetteva di non soccombere definitivamente